swissinfo, 08.11.19

Un comitato interpartitico di stampo borghese lancia un referendum contro l’introduzione di un congedo paternità di due settimane approvato lo scorso settembre dal Parlamento.

Si oppone a detrazioni salariali sempre maggiori, a ulteriori oneri per le istituzioni sociali e a un carico supplementare per le piccole e medie imprese (PMI).

Secondo il “Comitato interpartitico contro tasse statali sempre maggiori”, che ha tenuto una conferenza stampa oggi a Berna, il congedo per i neo papà costerà caro alle PMI. Stando alla consigliera nazionale Diana Gutjahr (UDC), a causa di redditi sempre più gravati da tasse e detrazioni per le assicurazioni sociali, nei portamonete dei cittadini resterà sempre meno denaro.

“Dal momento che il finanziamento a lungo termine delle nostre istituzioni sociali come AVS e AI non è garantito e i premi delle casse malati aumentano continuamente, è intollerabile creare una nuova assicurazione sociale”, le ha fatto eco la municipale UDC di Seefeld (ZH) Susanne Brunner.

Se la presenza nel comitato di membri dell’UDC non costituisce una sorpresa, visto che il partito aveva già annunciato che avrebbe sostenuto un eventuale referendum, meno atteso era invece l’appoggio al referendum da parte di esponenti di altri partiti borghesi.

Alla co-presidenza del comitato vi è infatti il vicepresidente dei Giovani liberali-radicali zurighesi Patrick Eugster. Secondo quest’ultimo, “è inammissibile imporre nuovi costi all’economia svizzera”, dopo l’approvazione del progetto di Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS (RFFA).

Tra i membri del comitato vi è pure l’ex consigliere nazionale del PPD Arthur Loepfe, il quale si oppone al fatto che “lo Stato continui ad immischiarsi negli affari delle famiglie”. A suo avviso, “due settimane di congedo paternità non faranno degli uomini dei padri migliori”.

Nel controprogetto adottato dal Parlamento, le due settimane andrebbero sfruttate – in toto o in singoli giorni – entro sei mesi dalla nascita di un figlio. Il congedo sarebbe finanziato mediante le Indennità per perdita di guadagno (IPG) per un onere finanziario globale stimato in 230 milioni di franchi all’anno. L’attuale aliquota per i contributi IPG (0,45%) dovrà essere aumentata di 0,05 punti.

Il comitato ha ora tempo fino al 23 gennaio 2020 per raccogliere le 50’000 firme necessarie per la riuscita del referendum.