Berna, 18 agosto 2020

NO al costoso congedo di paternità

Il 27 settembre 2020 le cittadine e i cittadini decideranno se vogliono rinunciare a un’ulteriore parte del loro stipendio per garantire due settimane supplementari di vacanza a pochi. Un congedo di paternità pagato dallo Stato è costoso e, considerata la crisi economica susseguente al coronavirus, irresponsabile e rischioso. Imprenditori e parlamentari di PPD, PLR e UDC, come pure GastroSuisse e l’Unione svizzera delle arti e mestieri, mettono in guardia da una perdita di posti di lavoro, dal sovraccarico delle istituzioni sociali e dalla perdita di responsabilità genitoriale.

«L’aumento, di per sé apparentemente marginale, è ingannevole, perché s’inserisce in una serie di altri progetti di legge e misure già adottate, che pure rincarano i costi salariali.», dice Josef Dittli, consigliere agli Stati (PLR, UR). E sottolinea: «Lo strisciante rincaro dei costi salariali è veleno per l’economia d’esportazione delle nostre PMI, perché danneggia la loro competitività.»

La Svizzera non può permettersi il congedo di paternità. «Il nostro paese è nel pieno della più grave recessione da quasi 50 anni a questa parte. Lo Stato deve prevedere drastiche misure di risparmio. La salvaguardia delle attuali istituzioni sociali esigerà da noi enormi sacrifici. Gonfiare ulteriormente il nostro Stato sociale non è un’opzione.», dice Hans-Ulrich Bigler, direttore dell’Unione svizzera delle arti e mestieri. Oltre ai costi diretti di 250 milioni di franchi, il congedo di paternità causa alle aziende dei costi indiretti supplementari fra i 500 e i 900 milioni di franchi. Ciò è comprovato da uno studio commissionato dalla Confederazione. «Votiamo quindi su un’estensione della socialità che costerà fino a un miliardo di franchi l’anno», sottolinea Hans-Ulrich Bigler.

Quale padre di tre figli e imprenditore, Michele Moor (PPD/TI) dice per sua esperienza: «Un congedo di paternità di due settimane non rafforzerà il senso di responsabilità dei padri nei confronti dei propri figli, al contrario. Un congedo di paternità imposto dallo Stato pregiudica la responsabilità genitoriale e la rimuove.». I padri devono comunque responsabilmente prendersi cura dei propri figli, e ciò non solo per due settimane, bensì per almeno 18 o 20 anni.

Susanne Brunner, consigliera comunale (UDC/ZH) mette in guardia contro un cambio di destinazione delle assicurazioni sociali: «Siamo di fronte a un peccato originale: per la prima volta, un’assicurazione sociale non è chiamata, per esempio, a compensare uno stato di indigenza o una situazione di difficoltà, bensì a soddisfare dei giovani padri sani e perfettamente in forma, che vogliono essere finanziati. Ci mancheranno poi i mezzi necessari allorquando lo Stato sociale debba prendersi cura dei più deboli. Con un NO al congedo di paternità salvaguardiamo lo Stato sociale.»

Per Peter Schilliger, consigliere nazionale subentrante PLR del canton Lucerna, è chiaro: «Dobbiamo dirlo chiaramente: la nascita di un figlio non causa giuridicamente al padre una perdita di guadagno da compensare con una nuova assicurazione sociale.» E fa notare l’atteggiamento estremamente pretenzioso dei sostenitori: «Con l’approvazione popolare di un congedo di paternità di due settimane non sono soddisfatti. Con l’aiuto di un’iniziativa popolare per 30 settimane di congedo parentale, spingeranno per via parlamentare 20 settimane di congedo parentale.»

Le PMI non possono permettersi il congedo di paternità né organizzativamente, né finanziariamente. Con la crisi del coronavirus, la situazione si è addirittura aggravata. Casimir Platzer, presidente di GastroSuisse: «Circa un terzo del volume d’affari annuale è andato perso nel settore della ristorazione e albergheria. Il nostro obiettivo è quello di mantenere i posti di lavoro.»

Il congedo di paternità è un elemento classico del partenariato sociale attivo. Un’ingerenza dello Stato è fuori posto e disastroso per le PMI. «Lasciamo la discussione sulle condizioni lavorative e salariali a chi è in grado di decidere al meglio, ossia datori di lavoro e partner sociali, dice Diana Gutjahr, consigliera nazionale (UDC/TG). Il congedo di paternità imposto dallo Stato sarebbe un disastro per le piccole aziende: Dichiarazioni come “un’inezia che una PMI può sopportare” dimostrano che si ignorano le loro spese e le loro possibilità finanziarie, e che si fa politica avulsi dalla realtà.»

Il comitato illustra, con il suo soggetto della campagna di voto, che cosa succede il 27 settembre: sindacati e sostenitori del congedo di paternità vogliono – come ladri di salari – mettere mano ai portamonete di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, togliendo loro ancora più denaro in prelievi salariali. Con un NO al congedo di paternità, il popolo ha la possibilità di impedirlo.